martedì 11 novembre 2014

Diario Spedizione 2014 (il Duca) - BASE


Campo Base, 31/07/2014 - giorno 8

Oggi giornata di riposo al Campo Base imbiancato dalla nevicata della notte. Il tempo come al solito è ballerino: ora c’è il sole, un attimo fa eravamo immersi nelle nubi. Si pensa e ci si rilassa ognuno per conto suo, io ne approfitto per raccontare cose finora non accennate in questo diario:

- Il capo del Campo Base, mr Mouhan, è una specie di uomo di Neanderthal che urla, sbraita e batte il bastone. Ma poi sa anche commuoversi facendo grandi discorsi sulla montagna e il suo lavoro.

- Oltre al capo, il personale del Campo Base è composto da: una giovanissima dottoressa (che però da qualche giorno è sparita, dopo una furiosa discussione col capo); un’interprete di origine russa (l’unica che sa l’inglese); una guida responsabile del soccorso (la cui faccia da alcolizzato è tutta una garanzia); la moglie della guida (che è anche l’amica di tanti altri); Sasha (che è un ragazzo ed è il bersaglio preferito dell’ira di Mouhan) e un giovane cuoco gobbo.

- Durante la scalata della montagna abbiamo una radio con cui connetterci col Campo Base a degli orari prestabiliti: 9.00, 12.00, 15.00, 18.00, 20.00.
Il problema sorge quando ci si trova in situazioni precarie, in parete, appesi, e bisogna a tutti i costi connettersi puntuali, altrimenti si viene sgridati.

- Oltre a noi, si appoggia al nostro campo base una cordata di rumeni con cui abbiamo fatto amicizia. Sono gente simpatica, anche se appaiono soprattutto come una brigata di cazzoni in vacanza. C’è poi un’International Team e una cordata di quattro austriaci con guida e portatore kazaki.

- Il primo giorno che siamo saliti a Campo1 abbiamo incrociato il grande Wielichi in ritirata da Campo3 per il brutto tempo. Ieri invece abbiamo incontrato uno dei polacchi che hanno tentato quest’inverno il Nanga Parbat.

- Altro personaggio con cui condividiamo il Campo Base è Sugis (da noi detto Sugo), che è il lituano che ha viaggiato con noi fin dal aeroporto. E’ qui solo con un altro connazionale, perché gli altri suoi amici sono rientrati in patria il giorno stesso in cui lui è arrivato. Sale e scende dai campi con la tranquillità di un nonno al parco e a vederlo non gli si darebbe un soldo. Il suo amico è invece il don Giovanni del Campo Base, sta nel tendone a bere tea e a divertirsi con la moglie della guida.

- Il tendone mensa, centro della vita del Campo Base, è un vecchio tendone militale pieno di buchi: se piove entra l’acqua, se nevica entra la neve e se c’è vento… entra il vento. In compenso brulica di topolini.

- A colazione ci rifilano sempre una zuppa di cereali lattiginosa, i kazaki la riempiono di zucchero: da oggi noi abbiamo iniziato a rifiutarla, fa davvero schifo!

L'elicottero militare che connette Karkara col Campo Base da un po' di giorni non si fa vedere. In teoria dovrebbe arrivare ogni tre o quattro giorni, ma non è così. Il personale del campo base non sa dirci nulla di più, se non azzardare date a caso. Noi, come le altre spedizioni, iniziamo a temere di perdere il volo aereo di ritorno, non potendo contare su date certe per rientrare a Karkara.

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