venerdì 25 agosto 2017

mercoledì 26 luglio 2017

Perù 2017 (il Duca)

Oggi un aereo mi porterà a Toronto, in Canada, da cui proseguirò per il Perù, nel cuore del Sud America. Parto per incontrare mia sorella e poi raggiungere la Cordillera Blanca, gioiello splendido delle Ande: inizia la mia quarta spedizione extra europea!
Da tempo meditavo una nuova avventura alpinistica, sognavo i confini occidentali del mondo e qualcosa che a molti stona: fare una spedizione in solitaria.
Ad alcuni questa cosa non piacerà, ma sono convinto che gli Amici capiranno. Capirà chi mi conosce bene e chi conosce quello che la montagna e l'avventura possono donare. Nella vita bisogna osare; bisogna avere il coraggio di afferrare i propri sogni e accettare la fatica che richiedono. A sognare e basta si diventa vecchi, inutilmente.
A volte bisogna mettersi in cammino e porre un piede davanti all'altro; a volte farlo da solo apre prospettive impensabili. 
Oggi inizia questa mia nuova sfida: l'alpinismo è la possibilità che mi è stata donata per rafforzare me stesso in un'incredibile danza col mondo, ed è quello che gioiosamente vado a fare. A volte bisogna essere liberi di provare a realizzare quello che ti passa per la testa.

L'obbiettivo è salire il Nevado Copa (6188m) tentando una linea sulla parete sud. Mi acclimaterò scalando la cima dell'Urus Est (5420m), poi porterò il mio campo base sul lago Lejiacocha a circa 4300m. Da qui tenterò l'ascensione alla mia montagna, piazzando un campo intermedio a 5200m.
Mi sono allenato intensamente, correndo la mattina contro il caldo o la sera nel freddo dell'inverno. Le trazioni, le salite in Maddalena, le scalate in alta montagna con gli amici; l'organizzazione dettagliata di tutto e la certezza dell'imprevisto. Tutto questo mi hanno condotto a ciò che troverò oltre il mio aereo delle 12:10.
La bellezza di quei giganti americani viene decantata da chiunque li abbia potuti ammirare. Ma noi alpinisti non ci accontentiamo di intravedere la bellezza, noi vi ci vogliamo immergere: respirarla pienamente, con la massima intensità, con la totalità del nostro corpo, dell'anima e della mente. Questo è quello che vado a fare; questa è la mia scalata solitaria del cuore delle Ande.

Condividerò parte del cammino con mia sorella Daniela e con le guide del Don Bosco. Fino ad ora ero stato avaro di dettagli non per segretezza, ma per mantenere l'intimità di quello che sto per fare, perché il cammino è anzitutto un percorso che parte dal profondo. E dal profondo ringrazio chi mi ha aiutato a partire, consapevolmente o meno. Grazie e a presto!

Stefano 
(il Duca)

martedì 6 giugno 2017

Shine on me (Dan Auerbach)

You only got a couple miles to go
If you're tryin' to drive me insane
I saw you crack a smile about a week ago
In the middle of the pourin' rain

So I climbed the cliffs of Dover
To go dry out in the sun
Now I'm like a four leaf clover
'Cause I hide from everyone

Shine on me
Shine on me
Shine on me
Shine on me

When I get up I gotta get me a plan to
Do whatever I can I suppose
I'm already working for my Uncle Sam
You know he's got me countin' Cheerios

No more crying on my shoulder
I'm allergic to the tears
It's trying for this soldier
To pretend for all these years

Shine on me
Shine on me
Shine on me
Shine on me

I gotta keep my Ray-Bans on
So my eyes won't burn
While they shed new light upon
My number one concern

Shine on me
Shine on me
Shine on me
Shine on me

martedì 28 marzo 2017

Quella strana certezza (il Duca)

L'ombra della sera si sta ormai impossessando della montagna. Noi siamo lì in equilibrio, come scialuppe in mezzo all'oceano.
Buttiamo un'altra doppia nel vuoto, nelle viscere di quel canale che non sappiamo dove porta. Mi calo lentamente lasciandomi afferrare dal freddo che incombe; gli sguardi dei miei amici mi seguono dall'alto.
Sparisco nell'imbuto di roccia, con i ramponi che mordono il ghiaccio sotto alla neve dura.
I miei occhi cercano, totalmente assorti da quell'azione. Non mi domando niente, semplicemente cerco nella montagna una risposta, mentre le corde si stendono lungo la parete senza fine.
Un altro salto verticale, un altro camino di ghiaccio, con la speranza che le corde bastino ad arrivare fino in fondo. Poi finalmente eccoli, i capi spenti nel cuore della parete, non ancora in salvo. Arrivo con calma al loro termine e mi blocco col prusik.
Mi guardo attorno, ho bisogno di una soluzione; non sono disperato, semplicemente devo trovare una soluzione perché da qualche parte certamente c'è. E' una strana sicurezza, fondata nell'amore per la montagna, per quella realtà che non mi ha mai tradito.
Con un leggero dondolio mi spingo sul lato del budello in cui sono appeso. Afferro una lama di roccia, ci provo, eccolo: questo sperone di pietra è la mia soluzione! Faccio passare una fettuccia a cui mi assicuro, poi lancio una voce ai miei amici, che è tutto a posto, che possono calarsi.
Un'ora dopo le nostre lampade viaggiano nella notte della valle. La strada è ancora lunga prima di potersi riposare, lo sappiamo tutti e tre. Fa freddo, abbiamo fame, sete, siamo stanchi. Siamo felici.

Come può accadere questo, come può essere possibile e credibile? Tutte quelle ore aggrappati a quella montagna, a quel monolite verticale di neve, roccia e ghiaccio. Col vento, l'incertezza, la bellezza assoluta e le nostre capacità messe alla prova. Sono in quei momenti che ti convinci di non poterti permettere niente di meno, nulla di meno che l'assoluto. Siamo cittadini di quella realtà, ne facciamo indissolubilmente parte. Ovunque saremo sarà così, questa è la nostra certezza. La nostra appartenenza.

sabato 11 febbraio 2017

Tight Connection to My Heart (Bob Dylan)


Well, I had to move fast
And I couldn't with you around my neck.
I said I'd send for you and I did
What did you expect?
My hands are sweating
And we haven't even started yet.
I'll go along with the charade
Until I can think my way out.
I know it was all a big joke
Whatever it was about.
Someday maybe
I'll remember to forget.

I'm gonna get my coat,
I feel the breath of a storm.
There's something I've got to do tonight,
You go inside and stay warm.

Has anybody seen my love,
Has anybody seen my love,
Has anybody seen my love.
I don't know,
Has anybody seen my love?

You want to talk to me,
Go ahead and talk.
Whatever you got to say to me
Won't come as any shock.
I must be guilty of something,
You just whisper it into my ear.
Madame Butterfly
She lulled me to sleep,
In a town without pity
Where the water runs deep.
She said, "Be easy, baby,
There ain't nothin' worth stealin' in here."

You're the one I've been looking for,
You're the one that's got the key.
But I can't figure out whether I'm too good for you
Or you're too good for me.

Has anybody seen my love,
Has anybody seen my love,
Has anybody seen my love.
I don't know,
Has anybody seen my love?

Well, they're not showing any lights tonight
And there's no moon.
There's just a hot-blooded singer
Singing "Memphis in June,"
While they're beatin' the devil out of a guy
Who's wearing a powder-blue wig.
Later he'll be shot
For resisting arrest,
I can still hear his voice crying
In the wilderness.
What looks large from a distance,
Close up ain't never that big.

Never could learn to drink that blood
And call it wine,
Never could learn to hold you, love,
And call you mine.

lunedì 16 gennaio 2017

Ricordando il 2016


venerdì 2 dicembre 2016

Il miracolo di granito (il Duca)

Arrivo sudato marcio al rifugio e mi siedo sulla panchina di pietra. Le nubi grigie avvolgono le montagne: non si vedono ma so che sono là, si innalzano dritte e immense con le loro pareti di granito.
Ordino una birra e mi metto a sorseggiarla. Provo a rilassarmi respirando quest'ultimo sole, ma la preoccupazione c'è e continua a rimanere annidata nel mio animo. Ho addosso il peso di una settimana difficile e fastidiosa, ho addosso l'incognito inquietante di domani mattina: quell'enorme cattedrale ammirata infinite volte, quella roccia che come un incantesimo mi riempie la testa.
Avrei bisogno di tranquillità, di buttare fuori i cattivi pensieri. Ma sono qui per qualcos'altro, non per svuotarmi, ma per riempirmi, per portare dentro di me qualcosa che è lassù.
Come sarà domani? Percorro con la mente i diversi passaggi che ho letto mille volte sulle relazioni, li penso e provo a figurarmeli. Spero che il meteo sia davvero buono: “devo essere fuori dalla parete prima che salgano i nuvoloni”.
Le incognite sono mille, avrei bisogno di rilassarmi dopo la brutta settimana appena trascorsa; eppure sono qui. Sono qui come se me l'avesse imposto il destino.
Non riesco a pensare a come potrebbe essere dopo, dopo la scalata. Non riesco a immaginare come possa essere sbucare in cima, finalmente. La vetta la percepisco come qualcosa di indefinito, che potrebbe anche non esistere: per ora è solo un ideale a cui aspiro da anni. E ora sono qui, sono proprio qui sotto, come Ulisse in prossimità delle Colonne d'Ercole.

La notte dormo bene. La melma della settimana non può sopravvivere all'ombra delle stelle, in questa valle di severa bellezza.
Mi siedo a fare colazione sullo stesso tavolo dove ho cenato, ma le parole, le risate e i brindisi della sera prima sono scomparsi. Ora sono concentrato, non penso più alla via, alla relazione, alla montagna, ho come raggiunto l'equilibrio che cercavo. Mangio tranquillo, poi sistemo lo zaino e esco sulla veranda. Davanti a me si alza incredibilmente bello il Badile, lo conosco bene, sembriamo fatti uno per l'altro.
Allaccio gli scarponi e parto: scavalco il muretto della veranda e mi sento una nave che lascia il porto per il mare aperto.
Risalgo la morena senza pensieri, semplicemente puntando al torrione da dove parte la via. Lo raggiungo salendo a zig zag e lancio un'occhiata verso l'alto. I movimenti sono automatici: mi tengo salda la mia concentrazione, mentre infilo l'imbrago e allaccio il caschetto. Faccio scattare i pochi moschettoni, ognuno al suo posto, e attacco.

C'è una magia che è impossibile da spiegare. L'ho provata tante volte, eppure quando ci ripenso mi stupisce sempre. Si crea una sintonia commovente con la montagna, l'incognito che prima spaventa diventa famigliare e si fonde con la volontà. L'ho sentita sui pendii di misto del Monviso e nel canale di neve del Foppa, con le slavine che mi passavano sopra alla testa. L'ho sentita nell'assalto al Chapaeva, nel lontano Tien Shan, come nel cuore del Mengol. L'ho sentita sulle creste delle Orobie come nel ghiaccio del Brenta. E' una magia che ti prende nella tua totalità, in ogni movimento del corpo e nella dinamicità della tua anima, e ti getta nel cuore pulsante del mondo fondendoti con esso.

Come correndo verso casa sono arrivato all'obelisco della cima e mi sono seduto sulla roccia scaldata dal sole. Attorno a me la bellezza delle montagne, ma non è uno spettacolo; è semplicemente quello che c'è, come se tutta quella bellezza fosse normale. E io non sono lo spettatore, ma un figlio di quelle montagne a cui la Bellezza ha ancora una volta concesso un miracolo.

giovedì 27 ottobre 2016

Sensazioni (il Duca)

A volte è proprio difficile capirci, guardando la cosa dall'esterno direi che siamo proprio dei cretini.

Giornata schifosa, pomeriggio ad un convegno che non sa di niente, torno a casa che piove. Nella casella della posta trovo l'ennesima multa, una schifosissima bolletta e una lettera che mi ricorda che mi scade la revisione. Faccio da mangiare e mi cade il guscio sporco dell'uovo nel sugo, l'acqua per lavare i piatti è fredda, il vino è diventato aceto. Guardo la muffa nella doccia, dannata! Ed è pure finita l'ammoniaca.
Eppure mentre scrivo tutto questo ho una dannata frenesia che mi fa tremare e sorridere come un demente. 
Lo so benissimo cos'è: è quella telefonata che ho appena riattaccato; è la telefonata che mi conferma che sabato si va. 
Prenderemo un sacco di freddo nella nostra tenda, scomodi e lontani da qualsiasi carezza femminile. Ci accontenteremo di un tea tiepido, mentre la paura ci farà sudare e gli scarponi sembreranno pezzi di ghiaccio.
L'appuntamento è con quella via che ci è rimasta impressa nella testa, pezzo dopo pezzo. Ciò che ci chiama è la stessa parete che spiamo dai nostri PC, dall'ufficio, quando la vita quotidiana ci concede una manciata di secondi.
La prima volta si è difesa dietro al vento caldo. La seconda volta ci ha quasi ammazzati, lasciandoci in vita solo per averla ancora e sempre davanti agli occhi, come un sogno nascosto.
Che cosa vuole da noi quella parete, quel groviglio di ghiaccio e roccia? Fianco di una montagna salita infinite volte, appena conosciuta da chi frequenta la valle e poco più. Che cosa continua ad attrarci, come se l'averci graziato le desse il diritto di farci ancora sognare? Come se fossimo destinati a tornare ancora da lei.
Che cosa vuole da noi quella montagna, quella cima, quella via, da renderci felici al solo pensiero di essere ancora lì: conficcati nel suo cuore pulsante, legati ancora insieme?

Eppure ho letto molto, molti alpinisti, molti intellettuali della montagna. Ma mentre scrivo qui, buttando semplicemente giù quello che mi accade, sento che quello che ho letto non vuole dire niente, nulla! Come è misterioso questo fatto, questa bellezza che si nasconde in un solco selvaggio e spietato. Certamente domani, quando sarò tra i miei studenti, tra mille problemi che nulla hanno a che fare con questo, avrò una strana luce da mostrare loro. La mia stupida voglia di vivere un sogno che fa sudare, con l'obbiettivo ben saldo nel cuore e tutta la mia volontà di raggiungerlo. Il dono di una bellezza ostinata che ti chiama inesorabile, come il richiamo del proprio destino!

martedì 4 ottobre 2016

Racconti di Ghiaccio e Roccia



Ecco il mio libro in ebook, pubblicato dalla casa editrice Delos Digital per la collana Versante Est. Acquistabile in tutti i principali store on-line.

domenica 2 ottobre 2016

dal Mare ai Pirenei