mercoledì 13 febbraio 2008

Forever Young (Bob Dylan)

foto: Marco Montesano, Lucia, il Duca, Maria, Giugno 2007

May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young

sabato 22 dicembre 2007

Non si vende la terra sulla quale la gente cammina




"Non si vende la terra sulla quale la gente cammina" Tashunka Witko (degli Oglala Sioux)

"Io sono soltanto un uomo. Sono la voce del mio popolo. Quali che siano i loro sentimenti, io dico questo: non voglio più la guerra. Voglio essere un uomo. Voi mi negate il diritto di un uomo bianco. La mia pelle è rossa; ma il mio cuore è come il cuore di un uomo bianco; ma io sono un Modoc. Non ho paura di morire. Non cadrò sulle rocce." Kintpuash (dei Modoc)

"Ho sentito dire che intendete metterci in una riserva vicino alle montagne. Io non voglio andarci. A me piace scorazzare nelle praterie. Lì mi sento libero e felice, ma quando ci stabiliamo in un posto diventiamo pallidi e moriamo." Satanta (dei Kiowa)

"Quando andai a Washinghton, il Grande Padre Bianco mi disse che tutta la terra comanche era nostra e che nessuno avrebbe dovuto impedirci di viverci. Così, perchè mi chiedete di lasciare i fiumi, e il sole, e il vento, e di vivere nelle case? Non chiedeteci di rinunciare al bisonte in cambio delle pecore. I giovani hanno sentito parlare di questo, e la cosa li ha rattristati e li ha fatti andare in collera. Non parlatene più." Parra-Wa-Samen (dei Comanche Yamparika)

"Io non voglio lasciare questo paese; tutti i miei parenti sono sepolti qui, e quando cadrò a pezzi, desidero cadere a pezzi qui." Shunka Napin (dei ? Sioux)

"Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. L'unico che ha il diritto di disporne è chi l'ha creata. Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra." Heinmont Tooyalaket (dei Nez Perces)

"Sono nato nella prateria, dove il vento soffia libero e non vi è nulla che spezzi i raggi del sole. Sono nato dove non vi sono recinti e dove ogni cosa respirava liberamente. Voglio morire lì e non fra i muri. Conosco ogni corso d'acqua e ogni bosco fra il Rio Grande e l'Arkansas. Ho cacciato e vissuto in quel territorio. Ho vissuto come i miei padri prima di me e, come loro, ho vissuto felicemente." Parra-Wa-Samen (dei Comanche Yamparika)

"Tutto ciò che chiediamo è di poter vivere, e di vivere in pace... Ci siamo piegati alla volontà del Grande Padre Bianco e siamo andati nel Sud. Giunti lì ci siamo resi conto che un Cheyenne non poteva viverci. Così abbiamo fatto ritorno nel nostro territorio. Abbiamo pensato che era meglio morire in combattimento che morire di malattie... Voi potete uccidermi qui; ma non potete farmi tornare indietro. Non ci andremo. L'unico modo per condurci là è di venire qui con i bastoni, picchiarci sulla testa, trascinarci via e portarci laggiù morti." Tahmelapashme (dei Cheyenne Settentrionali)

"Ci lasceremo distruggere a nostra volta senza lottare? Rinunceremo alle nostre case, al nostro paese assegnatoci in eredità dal Grande Spirito, alle tombe dei nostri morti e ad ogni cosa che ci è cara e sacra? Sono certo che griderete con me: Mai!" Tecumseh (degli Shawnees)

lunedì 19 novembre 2007

Alba (il Duca)

foto: Enrico Porro, Alba dal Payer, Luglio 2007
.
Tutto avvolge nella fredda quiete
la silenziosa attesa del mondo
che ancor scuro immobile aspetta
l’infinito primo limpido albore

Ed ecco che scolte le bianche stelle
di quel chiaror sui picchi si riempiono,
nel ciel si schiude il soffio d’immenso
ch’incendia il muto duro ghiacciaio

Pei pendii lentamente scivola
la nea luce che tutto inonda, poi…
Com’un fiore fra i monti sbocciar il sol

Testa di drago, corona di fuoco,
i rossi raggi fiammeggianti dardi
dal nero passo nell’alba scoccano

venerdì 16 novembre 2007

Ricordando l'Ortles




foto: Piccardo L'Ortles dal Bivacco, Monticelli L'Orco al Mattino, Del Bianco Sulle Roccette , Enrico Porro Cordata sul Ghiacciaio Finale, Luglio 2007

giovedì 1 novembre 2007

Ode alla vita (Pablo Neruda)

foto: Ruggero Bontempi, Spedizione Umana Dimora al Rwenzori, Giugno 2006

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
portera' al raggiungimento di una splendida felicita'.

martedì 30 ottobre 2007

Il Sogno (il Duca)


foto: Bruno Illuminati, Il Duca in Val di Cogne, Luglio 2007

Il sogno iniziò con molti colori che giravano intorno. Vedevo le mie emozioni, i miei sentimenti e i miei pensieri mescolarsi senza sosta né ordine.
Vedevo le mie montagne, volti di mille persone, la rabbia danzava con la più fragile delle felicità, l’ira abbracciava il sorriso d’un istante, ogni cosa perdeva la sua debole struttura nell’infinito turbinare dell’essere. Mi girava la testa: una leggera nausea mi faceva bruciare gli occhi.

Poi ecco apparire, oltre ad un mare nero, fetido, in burrasca, la luce che bacia le montagne. Il ghiacciaio brillava sotto la luna e un silenzio di calma soffiava leggero.
Rivedevo allora i fiori, senza profumi ma candidi, soffici, fieri là al loro posto. Il bosco taceva carico della sua saggezza, mentre il torrente imponente scrosciava fra le rocce fragorose.
Ogni cosa era là in un incanto, era là il respiro del vento, la brezza che ti sussurra al cuore e l’emozione mi cresceva. Ma un pugno al cuore in quel soffio d’infinito mi fece tremare, le lacrime inondarono il mio spirito.
Ogni cosa avvolta in quel miracolo appariva a distanza, oltre quel mare nero e fetido, oltre ogni tristezza e paura e sofferenza. La mia indecisione, il mio dubbio, l’oscena caduta del mio orgoglio: ogni cosa mi ammazzava in quella separazione dolorosa.

Ed ecco apparire un vecchio. I suoi occhi bianchi, avvolti in una cappuccio di saio.
Che frastuono furono le sue parole! Le orecchie mi dolevano davanti alla sua voce e caddi in ginocchio, supplicando, pregando che tutto ciò finisse. Ma nulla di tutto ciò finì.
E quel mare avvolto nelle tenebre suonava una triste e insopportabile nenia. Senza malinconia, senza rimpianto, senza lontani ricordi. Era il ritmo insopportabilmente lento del nulla, era il nulla: l’assenza di speranza…
L’assenza di speranza che poi è una speranza scheggiata, come rotta, rimasta infilzata nel mio cuore.
La speranza è fatta di vetro: così luminosa e brillante e bella nella sua integrità. Ma quando si infrange, quando quel vetro, quel cristallo, s’infrange, all’ora diventa tagliente. E la speranza infranta ti lacera il cuore, fino ad ucciderti. O peggio: fino a renderti impotente.

Il sogno continuò in un affogare di amarezza. Tutto, no! Non tutto, ma io, io affogavo nella nera amarezza.
E fu allora che vennero le domande. E la mia filosofia era impotente davanti a quelle domande, io ero impotente davanti a quelle domande.
E il vecchio continuava, con la sua voce di fragore, gracchiante, piena di suoni, a porre quelle domande intervallate da un sordo silenzio:
Chi sei tu?
Che cos’è il tuo desiderio? Nulla?
Nulla, nulla, nulla!!!
E più io non rispondevo, più la mia bocca rimaneva piena d’assenza di senso, più io piangevo. Gridavo in quella desolazione totale. Gridavo senza suono.
E tutto, tutto ciò che c’era di bello oltre quel mare nero d’angoscia, sprofondava davanti a quelle domande. La bellezza svaniva davanti all’assenza di senso. Tutto era pieno di segni che volevano dire tutto e quindi nulla. La contraddizione, la più razionale contraddizione regnava.

Ma poi in mezzo a quel nulla ecco che apparì lei. Là in quel sogno apparì proprio lei. E io la riconobbi, bellissima in quel volto amato e già conosciuto.
Ma anche lei era nella distanza di quel mare nero e fetido. Ora ero del tutto perduto!

mercoledì 17 ottobre 2007

Girl of the North Country (Bob Dylan)

foto: Marco Sala, Camosci in val di Rhemes, Gennaio 2007

Well, if you're travelin' in the north country fair,
Where the winds hit heavy on the borderline,
Remember me to one who lives there.
She once was a true love of mine.

Well, if you go when the snowflakes storm,
When the rivers freeze and summer ends,
Please see if she's wearing a coat so warm,
To keep her from the howlin' winds.

Please see for me if her hair hangs long,
If it rolls and flows all down her breast.
Please see for me if her hair hangs long,
That's the way I remember her best.

I'm a-wonderin' if she remembers me at all.
Many times I've often prayed
In the darkness of my night,
In the brightness of my day.

So if you're travelin' in the north country fair,
Where the winds hit heavy on the borderline,
Remember me to one who lives there.
She once was a true love of mine.

L'interpretazione di Bob Dylan e Johnny Cash:
http://it.youtube.com/watch?v=NPpxwjsP76E

domenica 23 settembre 2007

Pulenta e galena fregia (Van De Sfroos)

foto: il Duca, Il Gran Paradiso dalla Cret, Giugno 2007
.
Pulènta e galèna frègia
e un fantasma in söe la veranda
barbèra cume' petròli
e anca la löena me paar che sbanda...
cadrèga che fa frecàss
e buca vèrta che diis nagòtt
dumà la radio sgraffigna l'aria
e i pensee fànn un gran casòtt....

L'è mea vèra che nel silenzio
dorma dumà la malincunìa
l'è mea vèra che un tuscanèll
l'è mea bòn de fa una puesìa
in questa stanza senza urelògg
bàla la fata e bàla la stria
in questu siit senza la lüüs
che diis tücoos l'è duma' l'umbrìa....

E scùlta el veent che pìca la pòrta
cun in cràpa una nìgula e in bràsc una sporta
el diis che g'ha deent un bel regàal
me sa che l'è el sòlito tempuraal....
E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt
che ranpèghen söel müür e sòlten föe di cassètt
g'hann söe i vestii de quand sèri penènn
i ne vànn e i ne vègnen cun't el büceer del vènn...

E la candela la sta mai ferma
e la se möev cumè la memoria
anca el ràgn söe la balaüstra
ricàma el quadru de la sua storia
la ragnatela di mè pensèe
la ciàpa tütt quèll che rüva scià
ma tanti voolt la g'ha troppi böcc
e l'è tüta de rammendà....

La finestra la sbàtt i all,
ma la sà che po' mea na' via
e i stèll g'hann la facia lüstra
cumè i öcc de la nustalgìa
in questa stanza senza nissöen,
vàrdi luntàn e se vedi in facia
in questa stanza de un òltru teemp,
i mè fantasmi i làssen la traccia.....

lunedì 10 settembre 2007

La Balada del Genesio (Van De Sfroos)

foto: Marco Sala, La Granta Parei al Tramonto, Gennaio 2007
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Se ciàmi Genèsio e ho faa un po' de tütt
puèta, spazzèn, astronauta e magütt
ho pirlàa per el muund fino all'ultimo chilometro
innànz e indree cumè el mercurio nel termometro

Sun naa in söe la löena dumà cun't i öcc
ho sparaa cuntra el teemp e ho desfàa i urelòcc
ho pregaa mìla voolt senza nà giò in genöcc
ho giraa cun't el smoking e a pee biùtt piee de piöcc...

M'è tucaa impara' che la röeda la gira
che ogni taant se stravàcca nel büceer de la bìra
tra furtöena e scarogna gh'è una corda che tira
quaand el diàvul el pica el ciàpa la mira...

Sun staa l'incüdin e quai volta el martèll
ho dato retta al cuore e quai volta a l'üsèll
nel böcc de la chitàra ho scundüü questa vita
sia i pàgin in rùss che quii scrivüü a matita...

El curtèll in una man e nell'oltra un màzz de fiuu
perchè l'amuur e la moort i henn sempru lè scundüü
ogni dè nàvi via cun un basèn o una pesciàda
cul destèn de dree di spàll per mulàmm 'na bastunàda...

E de ogni mia dona se regòrdi el surìis
anca se cun nissöena sun rüvaa ai benìis
tanti donn che in sacòcia gh'eren scià el paradiis
insèma al rusètt hann lassàa i cicatriis...

Scapàvi e inseguìvi senza mai ciapà fiaa
curiàndul nel veent... fiuu senza praa
una trottùla mata sempru in giir senza sosta
un boomerang ciùcch senza mài una risposta...

Zìngher e sciuur sempru söel mè binàri
suta un'alba e un tramuunt püssèe rùss del Campàri
ma i ricordi i hènn smagg e me spècia el dumàn
el me spècia incazzàa cun scià i buumb a màn

Sigarètt senza nomm e büceer senza storia
hann faa i ghirigori nella mia strana memoria
tatüagg invisìbil che me càgnen de nòcc
e una vita tiràda cumè un nastru de scotch...

La mia ciciaràda làssa el teemp che la tröeva
vardi el cieel de nuvembra cun la sua löena nöeva
sun el Genèsio e questu l'è tütt...
cun qualsiasi vestii, suta ... sun biùtt...

giovedì 6 settembre 2007

Ricordando il Legnone e gli Amici

foto: Marco Montesano, Filosofeggiando in Vetta, il Legnone, il Duca e Lucia, Scendendo verso il lago, lo Zio e Lucia, Aprile 2007